Libri: “Il paese del pressapoco” di Raffaele Simone
Un altro libro che fa soffrire: il titolo dice già tanto, ma non si immagina che all’interno ci sia molto di peggio di quanto uno si aspetti riguardo la nostra fama a livello internazionale e soprattutto sulle motivazioni storiche di questa situazione.
Il Belpaese viene analizzato dall’autore classificando i diritti civili che ognuno dovrebbe vedere rispettati e rispettare in quello che andrebbe ormai sotto il nome di “paese normale”. Non per sognare chissà quale scenario sociale e politico, ma semplicemente per poter sopravvivere non dovendosi sobbarcare fatiche aggiuntive rispetto a quelle di un sistema economico e sociale che già di per sé comporta non pochi problemi.
Si tratta, in sostanza, di tre livelli di diritti, il primo dei quali riguarda i diritti ovvi legati alla sopravvivenza di una specie. Il secondo livello riguarda i diritti che permettono la vita associativa organizzata. Del terzo livello di diritti, come la possibilità di entrare in borsa o in politica o di associarsi liberamente o di vedere tutelata la privacy, dice l’autore, ci si preoccupa di più, pur essendo quelli più astratti ed elevati.
Mentre la pratica dei due primi livelli, persino del primo, in Italia rasenta, nella vita quotidiana, la disattenzione generalizzata se non addirittura l’irrisione. Insomma, i due primi livelli dovrebbero considerarsi di base, patrimonio comune, né di destra né di sinistra, ma di tutti, come l’aria che si respira. Invece diventano anch’essi materia di contesa politica: il che non significa affatto dare addosso alla politica, ma accusare il costume nazionale che obbliga a dover affrontare politicamente qualcosa che dovrebbe invece appartenere naturalmente alla nostra quotidiana convivenza.
La conclusione è nota. È difficile vivere in Italia, meno che per i furbastri di ogni risma – compresi gli opportunisti – per gli individualisti sfrenati e, aggiungo, per i raccomandati di ferro. Gli altri, ovviamente, sono gli stupidi o, come si diceva con una punta di commiserazione una volta, gli idealisti, quelli – in buona sostanza – che reggono in piedi il Paese.
Non sono la maggioranza, però sono ancora abbastanza numerosi da impedire il naufragio definitivo.
